Il contesto storico in cui nacque il Beato
Dopo la prima guerra mondiale, l’Italia era in condizioni economiche e sociali disastrose: i prezzi aumentavano vertiginosamente, così come anche la disoccupazione. Nel vortice della contestazione popolare nascevano diverse organizzazioni sindacali che costituivano le radici dei partiti di massa, il Partito Popolare e il Partito Socialista.
Nella primavera del 1920 a Torino, come in altre grandi città del Nord, gli operai occupavano le fabbriche. L’anno successivo il Partito Socialista giungeva già alla scissione dando origine al Partito Comunista Italiano. Gli scioperi s’intensificavano. Nelle campagne i contadini occupavano le terre. In questo caos generale operavano individui con pochi scrupoli, poveri economicamente ma culturalmente organizzati in squadre d’azione. Le loro operazioni, più che gesti di solidarietà o di soccorso, erano gesti di distruzione. I fascisti usavano violenza contro le sedi dei sindacati e dei partiti. Il fascismo, che era nato come movimento-barricata per arginare le proteste degli operai e della povera gente, andò presto incontro a svariate degenerazioni. L’Italia scivolava nell’abisso della dittatura. Il 29 ottobre 1922 il re Vittorio Emanuele III affidava a Benito Mussolini l’incarico di formare il nuovo governo, con tutte le conseguenze che sono note.
In questo clima di tensioni sociali, il 12 agosto 1922 era nato, a Castellinaldo, Andrea Bordino, battezzato tre giorni dopo, a Ferragosto, ricorrenza religiosa dell’Assunta.
Castellinaldo è un piccolo borgo situato fra il Roero e le Langhe, non lontano da Alba in provincia di Cuneo che nei primi decenni del secolo contava circa duemila abitanti ed è adagiato in una zona collinare di timida bellezza, che non ha nulla da invidiare ad altri famosi luoghi turistici d’Italia. Le Langhe hanno ispirato scrittori come Beppe Fenoglio, Rosetta Loy, Cesare Pavese e Nuto Revelli; quest’ultimo ha anche curato la prefazione di una delle prime edizioni fuori commercio della biografia su fratel Luigi, scritta dal suo confratello Domenico Carena. Lo scenario che si presenta agli occhi del visitatore è maestoso; si tratta della più vasta aerea collinare del Piemonte. Le taciturne e morbide colline langarole, attraversate da stradine in terra battuta che collegano fra loro i cascinali, sono rivestite di vigneti che producono vini famosi come il Barbera d’Alba e il Nebbiolo. Qua e là troneggiano castelli medievali e svettano campanili, punti d’aggregazione per generazioni che hanno saputo strappare alla terra il meglio che essa poteva produrre.