Un'adolescenza proiettata verso la serietà
A quei tempi le autorità del paese erano il parroco, il sindaco, il medico condotto, il maestro e la guardia. La dimensione civile ed ecclesiale erano fuse insieme da una fede granitica, che sosteneva la gran parte delle famiglie del paese. Per lo scarso tempo libero che offre di per sé la vita contadina, vi erano pochi luoghi di ritrovo. I gio vani avevano come punto di riferimento l’oratorio.
Sotto la guida del parroco don Luigi Sibona, i ragazzi e le ragazze crescevano in un clima in cui non ci si preoccupava solamente di farli giocare ma anche di prepararli a mettere in gioco la propria vita per Dio. Nel tempo libero erano seguiti dalle suore, così anche nelle funzioni in chiesa e nella loro preparazione ai sacramenti della Prima Comunione e della Cresima.
Tra le maestre della scuola elementare c’era la bolognese suor Ernestina Zoppoli, delle Suore del Cottolengo; giunta ancora novizia a Castellinaldo nel 1886, vi rimase sino alla morte nel 1954. Insegnò sino al 1930 e continuò il suo servizio come superiora dell’asilo infantile. Questa piccola gran suora, in conformità al motto del Santo fondatore, «Caritas Christi urget nos», si preoccupava di impartire un catechismo di base sul quale costruire l’uomo del domani. Essa si era specializzata nel coltivare vocazioni religiose sfruttando il terreno buono che c’è in ogni bambino. Nell’arco di cinquantadue anni di servizio a Castellinaldo fu «madre» molto prolifica perché‚ grazie alla sua incessante opera, nacquero parecchie vocazioni religiose. Oltre duecento ragazze abbandonarono la vita secolare e, di queste, più di novanta diventarono suore cottolenghine; anche numerosi giovani furono accolti in seminari e in noviziati di varie congregazioni.
Andrea era un bambino come tanti, tranquillo e di sani principi. Lo studio non era il suo forte, però s’impegnava per non essere mai bocciato e nelle vacanze estive aiutava il papà nel lavoro delle vigne. Si trovava più a suo agio nel fare fascine mentre gli altri potavano, piuttosto che stare sui banchi di scuola; era un vero amante della terra e quindi ci metteva tutta la sua buona volontà e, senza stancarsi, faceva da solo il lavoro di due suoi fratelli.
Andrea familiarizzava con tutti; giocava volentieri al pallone elastico, sport tipicamente langarolo, ed anche a bocce; era un ragazzo mite; non si ricordano suoi litigi se non una volta sola, quando spinse per terra un altro ragazzo che lo aveva duramente provocato.
Nel giugno del ’33 egli terminò la scuola elementare e, avendo un grande amore per la terra ed essendo costituzionalmente robusto, da quel momento la sua principale attività divenne quella di aiutare il padre nel lavoro delle vigne.
A differenza dei cristiani «della soglia», coloro che credono ma che non praticano gli insegnamenti evangelici e che vanno alla messa domenicale soltanto per abitudine, il Venerabile era un cristiano pronto a «scendere in campo», sempre disponibile a servire la messa senza sentirsi migliore degli altri.
Continuò a seguire le lezioni di catechismo che il parroco teneva per i ragazzi. Non smaniava di uscire tutti i momenti da casa per andare a divertirsi; non sentiva spasmodicamente il richiamo: «Sei giovane, devi divertirti». Da questo punto di vista sembrava più adulto di quanto non fosse in realtà. Secondo alcuni suoi compaesani, Andrea appariva di una severità eccessiva.
Iscrittosi all’Azione Cattolica a sedici anni, intensificò le proprie riflessioni vocazionali e partecipò ad un corso d’esercizi spirituali e ad un altro ritiro di tre giorni con l’Azione Cattolica. In questa associazione, nonostante la giovanissima età, l’anno seguente fu nominato «delegato aspiranti». Il suo parroco aveva ormai capito che si trovava di fronte ad un ragazzo dalle grandi possibilità, tanto che l’anno successivo lo propose per la nomina a presidente del gruppo d’Azione Cattolica del paese. Dimostrò tutto il suo coraggio in svariate circostanze. I suoi compaesani ricordano ancora oggi che in quegli anni, essendo stato vietato dal federale di apporre il distintivo dei giovani cattolici all’occhiello, lui continuava a portarlo come niente fosse. La sua mole corporea gli dava anche una certa sicurezza ma ecco che una sera, nel corso di un’assemblea comunale, il federale gli strappò il distintivo. Andrea si trattenne con fatica, lo raccolse e lo infilò nuovamente nell’asola della giacca esprimendo fermamente la sua convinzione cristiana.
Partecipava ai campionati di pallone elastico, frequentava il bar del circolo e alla festa dei coscritti trascorse con loro un’intera nottata, in giro per le contrade, facendo baccano con bidoni vuoti e lamiere. Nello stesso periodo instaurò un’ottima amicizia con il cugino Bartolomeo, seminarista, collaborando con lui in varie iniziative di preghiera e d’apostolato.